Marika Fidone lavora su un territorio raro e difficile: la dolcezza senza zucchero.
Dalle immagini emerge una poetica coerente, riconoscibile, mai gridata.
L’acquerello non è solo tecnica, ma postura interiore: colori tenuti, pennellate leggere, figure che sembrano trattenere il gesto invece di esibirlo.
I soggetti, infanzia, animali, legami familiari, piccoli riti quotidiani, non cercano l’effetto narrativo, ma una verità emotiva semplice e profonda.
Il centro del suo lavoro è lo sguardo.
Non descrive l’infanzia: la osserva da vicino, come si fa con ciò che si ama e non si vuole disturbare.
Le espressioni sono raccolte, spesso rivolte all’altro, mai isolate.
Anche quando l’immaginario si affida ad animaletti antropomorfi, non c’è evasione: sono forme di prossimità, presenze affettive che parlano la stessa lingua dei bambini.
Si percepisce una dimensione spirituale discreta, quotidiana, non dichiarata.
Una spiritualità che passa dalla cura, dall’attenzione, dal rispetto del silenzio.
Ogni illustrazione è una scena sospesa, che non spiega e non conclude.
Le sue immagini non chiedono attenzione: la meritano restando in silenzio.
Recensione a cura di Salvatore Siciliano