Nell’arte di Biajessy Fidone si avverte una dimensione che va oltre l’immagine.
Le sue opere digitali, create su tablet con cura e misura, sembrano muoversi su una soglia sottile:
quella in cui il visibile lascia spazio al senso.
Bambini, animali, natura e figure sospese non sono mai semplici soggetti decorativi,
ma presenze cariche di quiete, come se fossero attraversate da un respiro più profondo.
C’è una luce gentile che accompagna le scene, che si offre, senza chiedere nulla.
Il digitale, nelle sue mani, diventa strumento di ascolto. Le immagini non spiegano, non insegnano,
non proclamano: accennano. Lasciano spazio all’interiorità di chi guarda, suggerendo che esiste qualcosa
di invisibile che tiene insieme le cose.
È un’arte che non impone.
E proprio in questa discrezione si percepisce una tensione spirituale autentica,
mai dichiarata, ma chiaramente presente come fondamento.
Recensione a cura di Salvatore Siciliano