Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.
Siamo luce prima ancora di essere nome. Non una luce intera: un filo, una scintilla che da sola si spegne. Per questo ci cerchiamo. Ci sfioriamo, ci intrecciamo, e dove le nostre presenze si toccano nasce un colore.
Il colore è il modo in cui l’anima si lascia vedere. Cambia come cambiamo noi: si accende, si raffredda, si ferisce. A volte diventa rosso come una parola detta male, a volte giallo come una gioia improvvisa, a volte verde come la pace che torna, a volte blu come il silenzio quando ci ritiriamo.
La vita è piena di ombre. E non sempre si vincono: spesso si attraversano. Eppure basta un attimo, un riflesso su un muro, una luce su una pietra, un volto che si illumina, per ricordarci chi siamo. Come un arcobaleno che dura poco, come un fuoco d’artificio che non resta, ma scalda.
Siamo fatti per questo: per dare luce agli istanti bui. Per custodire la bellezza che passa e non si lascia trattenere. L’arte nasce proprio lì: nel tentativo di salvare un momento dalla fuga, di dare forma a ciò che è fragile, di rendere visibile l’invisibile.
Siamo riflessi: luci evanescenti. Strisce luminose che attraversano questo universo come polvere d’oro nell’aria, in cerca di un senso e di una quiete interiore. C’è chi confonde la quiete con l’oscurità e spegne la propria natura. C’è chi la cerca per una vita intera e, senza accorgersene, la copre di tristezza e malinconia.
E poi c’è chi impara dalle difficoltà. Chi capisce che la luce non è un premio, ma una scelta. Che ogni ombra può diventare lezione, se la guardi in faccia. E a un certo punto, senza rumore, alza lo sguardo: e cerca Dio.